Intervento del Prof FRANCESCO RENDA per la commemorazione di Pio La Torre
avvenuta a Corleone nel 17° anniversario del suo assassinio.
 
 
  Prof. Renda: "Siamo qui riuniti per ricordare e onorare Pio La Torre e Rosario Di Salvo nel 17° anniversario dell'assassinio.
A me in particolare è stato affidato il compito di parlare del personaggio politico, dell'operatore politico come tale, della sua carriera politica, della sua partecipazione alle lotte del movimento contadino, del suo contributo alla lotta per la pace e poi, non ultimo per importanza e forse il più importante, il suo contributo per quanto riguarda la lotta alla mafia.
Poiché sono davanti a ragazze e ragazzi, consentitemi che mi lasci prendere un poco dall'abitudine del professore per sottolineare meglio il concetto che vorrei esprimere in seguito. Quando noi studiamo la storia, evidentemente nel corso dei secoli e dei millenni, ma parliamo dei secoli più vicini, generalmente puntiamo la nostra attenzione su taluni avvenimenti importanti che servono come punti di riferimento per la comprensione. Per esempio, una volta c'era il Santo Uffizio della Inquisizione, oggi non c'è più e quindi il momento in cui, nel corso del '700, fu deciso di abolire il Santo Uffizio fu adottato un provvedimento non occasionale non marginale, ma di tale importanza, da influire sullo sviluppo della civilizzazione successiva nel mondo occidentale e nel mondo cristiano - cattolico; dico mondo cristiano - cattolico, perché nel mondo cristiano-protestante l'Uffizio non c'era.
Analogamente, quando pensiamo allo scioglimento della Compagnia di Gesù, avvenuta anch'essa nel '700 noi, non potremmo concepire l'esistenza della scuola pubblica di Stato o meglio l'inizio della storia della scuola pubblica di Stato senza collegarla con l'abolizione della Compagnia di Gesù, perché fino al '700 la scuola nell'Europa cattolica era in mano dei Gesuiti.
La loro abolizione determinò la necessità che lo Stato si sostituisse alla loro opera dando inizio alla scuola pubblica statale.
Similmente, quando noi pensiamo al 1848, - scusate dovrò tenere una conferenza quanto prima su questo tema, - quando Carlo Alberto nonostante sconfitto dall'esercito austriaco concesse lo Statuto al Regno di Sardegna, potrebbe sembrare un provvedimento qualsiasi e come tale viene spesso presentato nel manuale di storia; invece noi non potremmo comprendere la storia d'Italia e la stessa formazione dell'unità d'Italia nel modo di come è avvenuta senza fare riferimento a quella decisione. Carlo Alberto, pur essendo sconfitto e pur abdicando in favore del figlio Vittorio Emanuele Il dà lo Statuto che consente all'Italia di formarsi come Paese moderno e costituzionale.
Similmente, quando noi pensiamo alla legge sul divorzio anche questo è un provvedimento che esercita una grande influenza nella nostra esistenza; quindi questi avvenimenti riportati, sono avvenimenti che hanno un valore particolare nella nostra storia.
Bene, nel caso di Pio La Torre noi ci troviamo davanti un personaggio il quale partecipa a due grandi avvenimenti che hanno trasformato radicalmente la Sicilia, e non solo la Sicilia, specialmente per quanto riguarda la lotta alla mafia. lo desidererei che voi rifletteste su questa considerazione e ne faceste oggetto anche di ulteriore attenzione. Certo il ricordo di Pio La Torre a Corleone è legato a diversi episodi delle lotte popolari in modo particolare e quelle contadine in specie.
Altre volte io ho avuto occasione di ricordare che quando fu ucciso Rizzotto nel marzo del 1948 a sostituire la sua opera di dirigente sindacale a Corleone venne personalmente Pio La Torre.
Nel 1949, avvenne qualcosa di ancora più organico e più importante: la ripresa travolgente delle lotte contadine.
E a riguardo c'è un libro di Pio La Torre, in cui la storia di questa lotta viene raccontata ed è un libro questo che io proporrei al Centro "Pio La Torre" di far ristampare e farlo circolare perché nel racconto che della storia viene fatto vi è una informazione minuziosa particolareggiata, documentata di come fu organizzato e fu portato a compimento quel movimento. Ma perché i contadini andavano ad occupare i feudi e a seminarli nel 1949?
Potrebbe sembrare un atto arbitrario come la polizia lo considerava un atto arbitrario. Ma in realtà i contadini sollecitavano l'applicazione di una legge che né da parte dei proprietari né da parte delle autorità costituite si voleva applicare.
Era il decreto "Gullo" dell'ottobre del 1944 quello che sollecitava l'applicazione del decreto che disponeva la concessione delle terre incolte e mal coltivate ai contadini riuniti in cooperativa.
Su queste basi cioè sul fondamento della legittimità di queste rivendicazioni si è sviluppato, in tutta l'Italia meridionale, oltre che in Sicilia, un grande movimento a cui hanno partecipato centinaia di mialiaia di contadini e di cittadini, uomini e donne, vecchi e giovani.
E' stato un grande sussulto che in altre occasioni io ho chiamato la seconda resistenza, la prima contro l'oppressione tedesca durante la guerra, la seconda contro l'oppressione e la miseria della grande proprietà fondiaria.
La lotta per la concessione delle terre incolte aveva avuto inizio con il decreto "Gullo" nel 1944 e l'applicazione era stata parziale nel 1945, poi era cresciuta nel '46; ma nel 1947 ci fu la strage di Portella della Ginestra e con quella strage ebbe inizio il terrorismo agrario contro i dirigenti sindacali.
Rizzotto cadde proprio nel corso di questa battaglia alla vigilia del 18 aprile 1948. Il 18 aprile del '48 è una data importante, che meriterebbe di essere discussa in particolare perché segna la storia d'Italia per cinquanta anni. Il 18 aprile è stato inteso anche come una grave sconfitta delle Sinistre e in particolare del Movimento Popolare.
La sconfitta in effetti ci fu ma non ci fu la disfatta e nemmeno la resa.
L'iniziativa che qui a Corleone venne intrapresa nel '49 nelle Madonie e nel resto della Sicilia, fu un'iniziativa volta a non subire passivamente l'effetto negativo del risultato elettorale del 18 aprile 1948.
Pio La Torre racconta questa storia, ma io vorrei mettere in evidenza due elementi in particolare.
Le zone scelte per mobilitare le lotte contadine, che furono quella del Corleonese e quella delle Petralie, due zone che erano state profondamente ferite e offese.
Il Corleonese con l'uccisione di Placido Rizzotto e le Madonie con l'uccisione di Epifanio Li Puma.
Quindi la ripresa delle lotte contadine per l'applicazione della legge per la concessione delle terre incolte aveva anche un preciso significato di non aver paura della mafia perché evidentemente l'uccisione dei due dirigenti voleva dire: guai a chi tocca il latifondo.
In effetti queste due grandi manifestazioni nel Corleonese e nelle Madonie ebbero momenti drammatici.
Qui nel corleonese vennero arrestati La Torre, ed altri dirigenti provinciali e locali.
La Torre nel suo libro parla di 13 collaboratori dei quali, per ognuno, ha lasciato la sua personale testimonianza riportata nel suo libro.
Per questo io propongo la riedizione del libro come contributo alla conservazione della memoria di quegli anni.
Nella provincia di Agrigento le repressioni furono più pesanti che a Palermo perché furono arrestati tutti i gruppi di dirigenti di una serie di paesi, di CASTELTERMINI, di Campobello di Licata, Siculiana; e così anche nella provincia di Caltanissetta e nelle altre province.
Però il risultato di quelle lotte, nonostante le repressioni subite è stato che nell'ottobre del 1950, e quindi a diretto collegamento con la mobilitazione che c'era stata nell'anno precedente, venne approvata la legge di riforma agraria.
Un dato che non dobbiamo dimenticare è che le repressioni siciliane non furono soltanto un caso particolare, perché anche nel Mezzogiorno d'Italia avvenne qualcosa del genere e non dimentichiamo che mentre La Torre veniva arrestato a Bisacquino, a Melissa venivano uccisi uomini e donne che occupavano le terre.
Parliamo della riforma agraria, della legge della riforma agraria e delle conseguenze di questa legge di riforma agraria. Io personalmente quando parlo di riforma agraria non mi riferisco solo alla legge, ma all'insieme delle trasformazioni che investirono la struttura agraria isolana, meridionale e nazionale, trasformazioni che furono in parte effetto diretto della legge; nel complesso la riforma agraria quindi non è solo la legge, ma la legge e le conseguenze economiche, sociali e politiche che ne derivarono.
In genere tuttavia noi commettiamo un errore, caro Vizzini, quando parliamo della legge di riforma agraria come di un provvedimento qualsiasi di interesse sindacale o di interesse sociale soltanto. Invece no!.
La legge di riforma agraria ebbe un rilievo ancora più ampio.
Io mi permetto di insistere, in modo particolare davanti a questi giovani, nel dire che la legge di riforma agraria ha distrutto una società agraria antica e una struttura sociale anch'essa antica quanto ingiusta che durava in Italia da mille anni.
Quindi ci troviamo dinanzi un provvedimento che incide su una struttura millenaria che la distrugge.
Spero che qualcuno ricordi il famoso detto di Plinio che i latifondi hanno rovinato l'Italia.
Plinio diceva questa espressione al tempo dell'impero romano e da allora in poi i latifondi si diffusero tanto in Italia e la Sicilia divenne la terra dei latifondi.
Per duemila anni la società siciliana è stata quindi dominata dai latifondi.
Latifondo significa grande proprietà terriera, grande estensione di proprietà terriera in mano a singoli proprietari.
Ma volete sapere cosa significava il latifondo a Corleone ancora nel 1950?.
Leggetevi il libro di La Torre, dove vi sono delle semplificazioni delle situazioni esistenti nel Paese, situazioni di miseria e di ingiustizie.
Ma io potrei ricordare anche una studiosa francese la quale ha scritto un libro sul lavoro in Italia, incentrato su Corleone, libro che però non è stato tradotto in italiano. Il libro è assai interessante, descrive proprio la condizione di miseria in cui si viveva a Corleone.
Ebbene la riforma agraria bisogna vederla in tale contesto.
Cioè la riforma agraria distrugge il latifondo e provoca la scomparsa di una classe di proprietari che aveva dominato la Sicilia per duemila anni, e naturalmente tutto quel pò di ricchezza che poteva esserci nell'isola, e non era poca, veniva assorbita da questa classe possidente.
La legge di riforma agraria ha completamente cambiato questo stato di cose. Corleone di oggi non è paragonabile alla Corleone di cinquanta anni fa, non solo perché oggi possiamo anche riunirci in luoghi dove prima c'era la mafia, ma anche perché le cose sono cambiate profondamente anche dal punto di vista del vivere civile.
La stessa osservazione vale per la Sicilia, per il Mezzogiorno e per l'Italia messa insieme.
Oggi venendo a Corleone si vedono ragazzi e ragazze come si incontrano a Palermo, a Roma, a Milano, a Parigi, a Londra, insomma non ci sono più differenze qualitative sostanziali.
Nel '50 non era invece così, nel '50 la Sicilia era una regione agraria che per l'esistenza del latifondo era arretrata e povera.
Oggi è una regione non più dominata dal latifondo, una regione che ha fatto grandi progressi anche se purtroppo rimane sempre una regione con molta disoccupazione, con un insufficiente sviluppo, una disoccupazione specie giovanile e uno sviluppo che lascia insoddisfatte molte esigenze.
Avendo presente queste insufficienze, che ancora oggi si constatano nella nostra isola, come nel Mezzogiorno, è lecito domandarsi se il movimento dei contadini per la riforma agraria invece di essere vittorioso sia stato sconfitto.
Al riguardo vi è stata una grande discussione sia in campo sindacale e politico sia in campo storiografico.
Io personalmente sono convinto che non c'è stata sconfitta, solo non sono stati raggiunti tutti gli obbiettivi che erano stati prefissati.
Però essenzialmente è stata conseguita una realtà.
La Sicilia non è più quella che era prima e in questo senso la figura di La Torre è emblematica, significativa dei cambiamenti intervenuti, da intendere non solo in senso economicistico.
Figura emblematica quella di La Torre.
Chi era La Torre? La Torre era figlio di un contadino, un contadino di una borgata di Palermo e, da che mondo era mondo, i figli dei contadini finivano sempre per fare i contadini. Non c'era altra alternativa così era avvenuto per secoli e invece La Torre, figlio di contadini, non solo non fa il contadino, ma frequenta l'università prende la laurea in scienze politiche e diventa un grande personaggio della politica in quanto fu un grande dirigente che dalla gavetta arrivò alle massime cariche regionali e nazionali.
La Torre infatti, figlio di contadini, all'inizio lavorò alla Federterra provinciale di Palermo, poi fu Segretario della Camera del Lavoro di Palermo, poi ancora Segretario Regionale della CGIL siciliana, poi Segretario Regionale del Partito Comunista italiano.
Poi da Palermo fu chiamato a Roma e qui divenne membro della direzione del Partito e membro della segreteria diretta da Berlinguer.
Poi fu nominato responsabile della Commissione per il Mezzogiorno del PC e poi rappresentante, in sostituzione di Li Causi, del Partito Comunista nella Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia.
Quindi un figlio di contadini che diventa grande dirigente politico nazionale.
Se il latifondo avesse invece continuato ad esistere, non solo La Torre sarebbe rimasto contadino, ma anche tutta un'altra serie di dirigenti avrebbero subito la medesima sorte.
Io non vengo ai particolari, però, se oggi la vita politica è animata e arricchita da tante energie nuove che non sono più i figli dei papà di un tempo ma lavoratori e figli di lavoratori, questo si deve alla legge di riforma agraria a cui La Torre giovane, appena diciottenne, diede un contributo decisivo.
La Sicilia non è più quella che era prima e in questo senso la figura di La Torre è emblematica giacchè esemplifica in senso sociale, ampio, collettivo la portata del cambiamento.
Noi ci siamo conosciuti quando lui aveva 18 anni e io 23.
Ci siamo conosciuti alla Federterra poi abbiamo lavorato sempre insieme.
L'ultima volta che ci siamo visti fu due o tre giorni prima del suo assassinio.
Come personaggio politico completo La Torre non si occupò solo del movimento contadino ma anche del movimento operaio, in particolare delle lotte operaie della città di Palenno e del cantiere navale
Ma oltre che alle lotte sindacali di La Torre ricordiamo anche la partecipazione alla lotta per la pace.
Oggi il tema della pace interessa in particolare i Balcani, al tempo di La Torre il problema della pace era di interesse planetario e poneva all'ordine del giorno il pericolo del conflitto atomico.
A mettere in pericolo la pace erano le bombe ed i missili atomici.
La questione che dovette affrontare La Torre fu quello di evitare che il Mediterraneo fosse trasformato in mare dominato dalle basi dei missili atomici, dato che Comiso in provincia di Ragusa era stata trasformata in base di missili atomici americani.
Oggi questi missili non ci sono più e il contributo di La Torre a tal fine è stato abbastanza significativo.
E vengo al tema che per me fa di Pio La Torre un personaggio, ? consentitemi l'espressione che è esagerata ma serve a rendere l'idea ? un personaggio meritevole del Premio Nobel, se il comitato organizzatore del Premio Nobel introducesse tra i titoli, da riconoscere come meritevoli, anche le scienze sociali.
Fino a questo momento non c'è questo titolo; ci sono i premi per la medicina, per la chimica, per la fisica, per la pace, c'è anche un premio per l'economia ma non per le scienze sociali.
Pio La Torre meriterebbe, se fosse istituito, un Premio Nobel nel campo delle scienze sociali.
E' la prima volta che ne parlo, e ne parlo deliberatamente in questa sede con senso di autocritica, perché da parte nostra, di questo argomento abbiamo parlato sempre in senso riduttivo.
Mi riferisco alla legge "La Torre" contro la mafia.
Qual'è il significato della legge "La Torre"?. La legge "La Torre" non è una legge qualsiasi, è un provvedimento giuridico che ha provocato una svolta generale nella vita sociale italiana e non solo italiana.
E' in questo senso che dobbiamo intendere la legge "La Torre" alla stessa maniera di quando noi parliamo della legge sul divorzio o di altri provvedimenti.
Prima della legge "La Torre" il fenomeno mafioso, che era forte e possente , non era riconosciuto come reato punibile nel termine del codice penale.
Quindi i mafiosi potevano operare tranquillamente e compiere le loro attività criminali senza subire le conseguenze della giustizia in quanto la legge allora prevedeva la sanzione penale solo per l'associazione a deliriquere semplice.
Ma la mafia non era riconosciuta come associazione a delinquere persino durante il Fascismo.
Quando si discusse la riforma del codice penale, la famosa riforma del Ministro Rocco, mentre Mori arrestava centinaia e migliaia di mafiosi l'articolo relativo all'associazione a delinquere, che è il 416, non fu modificato nel senso di riconoscere tra i reati punibili come associazione per delinquere anche l'associazione mafiosa perché ci fu una resistenza della cosiddetta civiltà giuridica che sostenne che la mafia non era delinquenza e pertanto si poteva essere tranquillamente mafiosi senza incorrere nei rigori della legge.
E proprio perché la mafia non era considerata reato si poteva avere rapporti con essa pubblicamente, e difatti, questi rapporti erano pubblici e nessuno li poteva contestare sul piano pubblico.
Voi sapete, in questo senso, che Navarra era il capo mafia di Corleone e contemporaneamente era il medico della Mutua e il segretario della Democrazia Cristiana.
Le esemplificazioni potrebbero continuare a decine e a centinaia con personaggi piccoli o con personaggi grandi.
Oggi questo non è più possibile, con la legge "La Torre" è reato.
Io non a caso ho fatto riferimento al Santo Uffizio, allo scioglimento della Compagnia di Gesù, allo Statuto Albertino, alla legge sul divorzio.
La legge "La Torre" ha completamente e radicalmente e forse irrimediabil mente cambiato una situazione il cui valore non è soltanto siciliano e neanche soltanto italiano.
Voi dovete riflettere che senza legge "La Torre" Falcone sarebbe stato un profeta disarmato, sarebbe impossibile avere un Procuratore della Repubblica come Caselli, impossibile avere una Magistratura impegnata nella lotta contro la mafia, impossibile avere un Parlamento, un Governo, sia pure con contraddizioni e difficoltà, anch'essi impegnati nella lotta alla mafia.
Sarebbe inconcepibile anche l'esistenza di una Commissione permanente sul fenomeno della mafia, sarebbe impossibile che anche l'ONU si occupasse della criminalità organizzata.
Tutto questo discende da quella legge e quella legge che è italiana comincia ad essere applicata non soltanto in Sicilia, e non soltanto in Italia, ma anche nell'ambito della Comunità Europea e comincia ad essere applicata anche negli Stati Uniti d'America.
La legge "La Torre" stabiliva intanto una norma; ebbene quella norma è stata inventata da Pio La Torre, ed è su questa invenzione, sulla sua originalità, sulla sua efficacia, che riterrei, come ho detto precedentemente, meritevole del Premio Nobel.
Senza dubbio quando noi parliamo del divorzio, non possiamo non riconoscere il merito di Pannella; indubbiamente Pannella ha dato alla società civile italiana questo grande contributo perché, diciamolo chiaramente, senza l'impegno suo e del suo Partito probabilmente la legge del divorzio avrebbe continuato ancora ad attendere. Tenete conto che il primo progetto di legge sul divorzio era stato presentato nel 1902 ma non se n'era fatto nulla. Però il divorzio non lo ha inventato Pannella, perché l'istituto che autorizza il divorzio era un istituto valido in tutti i paesi civili quindi si trattava di applicare una norma valida in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Russia, in America.
La legge "La Torre" non esisteva in nessuna parte del mondo e quindi era una invenzione giuridica, una scoperta giuridica anche se La Torre, in parte, faceva propria e valorizzava una intuizione della Commissione Parlamentare d'Inchiesta.
Il 416 bis dice che la mafia è una associazione a delinquere punibile con la carcerazione personale da 4 a 6 anni.
Questo principio sulla punibilità era stato riconosciuto per la prima volta, e anche questo noi non dovremmo sottovalutare, dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta del 1976.
La Torre applica questo principio della punibilità e commina la sanzione penale ma poi inventa una cosa che è straordinaria, cioè che il reato di mafia è punibile anche con la espropriazione dei beni e questo non era previsto in nessun provvedimento e di fatto rappresentava una rivoluzione giuridica perché, secondo la civiltà giuridica del mondo borghese, la proprietà è sacra ed è stata sempre considerata sacra ed inviolabile.
E invece La Torre ha sancito il principio che i colpevoli di reato di mafia fossero anche soggetti all'espropriazione dei beni.
La Torre è stato ucciso.
Se volessi esprimere un'opinione che non ha valore, perché si riferisce a fatti non provati, probabilmente, anzi certamente, è stato ucciso per questa legge ma vorrei aggiungere sempre, come opinione non provata, che se La Torre non fosse stato ucciso, e se dopo La Torre non fosse stato ucciso anche il generale Dalla Chiesa, probabilmente questa legge, non sarebbe stata mai approvata o chissà quanto tempo ancora si sarebbe perduto.
Ma qui non siamo per fare valutazioni di questo genere, il problema che credo di dovere sottolineare, e concludo, è che Pio La Torre si colloca come un personaggio politico italiano che ha dato un contributo decisivo al cambiamento della società italiana.
Purtroppo devo dire che questo riconoscimento ancora a La Torre non è stato dato. lo mi auguro che la discussione di stamattina sollevi un problema magari suscitando qualche controversia, se si vuole, perché io ritengo che a La Torre questo riconoscimento debba essere dato ed è giusto che sia dato.
Grazie."